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February 11 IncazzatoPace all’anima di chi non c’è più, ma senza dimenticare quelli che sono vivi ancora. Non voglio entrare nel merito di una vicenda sulla quale ognuno si è sentito in diritto di dire la sua, anche a sproposito. Non spetta a noi giudicare quello che è stato fatto. Non giudicare se non vorrai essere giudicato. Il mio punto di vista fortemente cristiano certamente mi impedisce di capire come si possa deliberatamente decidere di sospendere l’alimentazione a quello che, fino a prova contraria, è (ed è stato) un essere umano. Al tempo stesso mi ricorda che non è bene giudicare le ragioni e le azioni degli altri uomini, in special modo quando si trova vivere una situazione di profondo dolore, perché ognuno reagisce a suo modo e cosa è bene e cosa è male non è sempre chiaro da capire... Il dolore merita solo rispetto e comprensione. Le scelte, poi, possono non essere condivise, ma il dolore va rispettato. Sempre da cristiano mi hanno insegnato che solo chi perde la propria vita la guadagnerà e quindi, in ogni caso, che lei sia ancora viva o morta non fa alcuna differenza per l’amore di Dio. Forse la gente pensa a tutte le cose che una ragazza come lei avrebbe potuto fare e non ha fatto o comunque ormai non potrà più fare. Ma davvero cosa importa? Quello che conta è la dignità umana e questo è un carisma che ognuno di noi, sano o ammalato, si porta impresso sino alla morte e quella ragazza, per quanto sfortunata e malata, non ha mai perso la sua dignità, neanche con le sue piaghe, col suo volto sfigurato ed il suo elettroencefalogramma piatto.
Probabilmente anche io sono uno di quelli che pensa che si sia trattato di omicidio, ma al tempo stesso non vorrei sentirmi nei panni di chi ha deciso questa morte, tra le altre tutt’altro che dolce. Almeno si fossero avute le palle di appellarsi all’eutanasia (alla quale sono contrario, ma che almeno è un altro modo di vedere le cose), che allora ci si sarebbe potuti risparmiare di lasciare morire una persona di fame (apro e chiudo una parentesi polemica: perché si fa tanto clamore per una cittadina italiana che tutto sommato ha potuto vivere appieno la propria esistenza e non ci si mobilita per tutte le altre migliaia di persone che al mondo vengono lasciate morire di fame?)… Magari la si sarebbe potuta concedere di volare via in cielo facendole fare un “ultimo giro” con qualche simpatica iniezione allucinogena. Ed invece no: il peggio del peggio. Ma anche in questo caso il Vangelo ci insegna che in paradiso finisce anche il ladrone e quindi: potremo forse dire che quel padre ha sbagliato, ma non possiamo di certo tollerare che venga chiamato assassino. Un uomo che va sino in fondo in una questione così delicata portandosi addosso il peso delle polemiche, dei media e soprattutto il sospetto che forse davvero sta uccidendo sua figlia, si presume che abbia fatto la propria scelta in “buona fede” e per il bene della figlia. Nessuno ci dice che a morte avvenuta a lui non sia balenato l’atroce dubbio che forse è stato tutto sbagliato. E se così fosse come riuscirebbe a sopportare questo pensiero per il resto della sua vita? Così come nessuno ci dirà mai se dentro quel “sonno” che dura da anni si agitasse ancora la coscienza di una donna, tormentata dal vivere o terrorizzata di morire. Insomma lascerei una faccenda così delicata e drammatica interamente nelle mani del Signore senza aggiungere altro. In fondo non c’è nessuna verità da cercare, nessuna conclusione da trarre, solo tanta pena, più per i vivi che per i morti.
Ma il vero aspetto tragico della situazione sono i tentativi di strumentalizzarla o di banalizzarla e tutte quelle miriadi di situazioni paradossali ed imbarazzanti che via via si sono venute a creare (da Napolitano a Mentana) Sebbene mi faccia schifo pensare a tutti quelli che l’altra sera non hanno trovato nulla di meglio da fare che guardare il GF, tuttavia capisco pure che l’accanimento mediatico, politico, religioso, etico (e non quello terapeutico) ha esasperato le persone a tal punto da far dire loro: “meglio il Grande Fratello”! È questo il problema: la gente non nasce cinica e superficiale, ma ce la si fa diventare a furia di moralismi, buonismi, ipocrisie e lacrime! Se proprio parlare si vuole che lo si faccia con discrezione e circospezione, evitando di scadere nella retorica e di dire ciò che qualcun altro si aspetta che venga detto. È vero che il dibatto e l’informazione su certi temi sono importanti, fondamentali, ma l’aver ridotto anche questa vicenda ad una bagarre politica o uno scontro fra sistemi di pensiero… Ci si deve togliere dalla testa che la politica deve entrare sempre da tutte le parti!!!! La fretta di trovare una legge: ma perché proprio ora? Perché solo ora? La tentazione di pensare che si voglia semplicemente distrarre l’opinione pubblica da qualcos’altro è troppo forte… Proprio su argomenti così delicati bisognerebbe ponderare a lungo perché poi in Italia lo sappiamo come funziona: non esiste nulla di più definitivo del provvisorio… Infine lasciatemi dire che io non credo all’utilità testamento biologico: non ha senso! E trovo altresì ridicolo che una sentenza della cassazione possa basarsi su delle volontà presunte espresse in tempi non sospetti. Come faccio, adesso che sono sano, a stabilire se il giorno i cui subirò delle menomazioni gravi vorrò essere lasciato vivere o essere lasciato morire? (in fondo, anche per le cose più banali, quante volte è capitato di ricrederci una volta che ci siamo ritrovati in quella determinata situazione?) Che ne so come mi sentirò e cosa vorrò quando sarò ridotto ad un vegetale su di un letto di ospedale? Vorrò vivere? Vorrò morire? Che ne so come ci si sente? Che ne so? Penserò che quella non è più vita? Oppure mi sentirò fortunato per non essere ancora morto? E se non dovessi sentirmi? Neanche i medici sanno dircelo con certezza. In fondo c’è sempre il dubbio che dietro certi coma possa esserci ancora una sottile coscienza in grado di sentire ed avere paura, paura di non poter più riuscire ad esprimere la propria volontà. Il problema è davvero troppo complesso e a mio avviso è mera presunzione il tentativo di risolverlo con una legge. La natura ci insegna che più forte della morte è la vita, che anche quando tutto sembra perduto la cosa a cui finisci per attaccarti è la vita. Anche quando vuoi morire e sei lì lì per farla finita non è tanto la paura della morte quanto l’amore per la vita a farti desistere. E non dimentichiamoci che in qualunque paese anche il tentato suicidio o l’istigazione a sono reato.
Mi viene in mente la storia del Tenente Dan in Forrest Gump…
Per tutto questo non condivido le reazioni della CEI, del Vaticano, dei politici, dei giornalisti, delle persone comuni. Basta con la retorica! E come si fa? Semplice rimanendo in silenzio e meditando nel proprio cuore. February 04 La neve è bella, ma impari presto ad odiarlaA Columbus fa freddo, molto freddo, tipo -15°C al mattino quando esci di casa, che se ci pensi è una di quelle cose che ti fanno sentire davvero un uomo, ma che poi, in pratica, ti fanno sentire solo freddo e basta. Dalla finestra del mio mini appartamento al 1855 di Independence Road, sullo sfondo di una parete a mattoni rossi, fa capolino un ramo pieno di neve. Tutt’intorno a dove vivo, sino ad arrivare al centro di ricerca o giù al downtown, è tutto ricoperto da un soffice e spesso manto nevoso. È tutto bianco, bellissimo, sembra di stare sulle Alpi a fare compagnia ad Heidi ed invece sei solo a Columbus, immensa (magari per gli americani neanche tanto) città americana da quasi un milione di abitanti in cui l’unico personaggio famoso degno di rilevanza secondo wikipedia sarebbe un attore porno gay… Ma senza voler fare discriminazioni nei confronti dei gay, e senza nulla togliere alla dignità del mestiere di attore porno, onestamente mi sarei aspettato di più da una così grande città statunitense, se pensiamo che a Seattle sono vissuti Jimi Hendrix, Kurt Cobain ed un sacco di altra gente, a New York Barbra Streisand, Eddie Murphy e Woody Hallen, a Los Angeles la famiglia Forrester di Beautiful e insomma ci siamo capiti…
Dicevamo… A Columbus fa freddo, talmente freddo che non lo senti più. Cioè a -15°C diventi insensibile, non hai la percezione fisica di tutto quel freddo, ma ti limiti a sentire genericamente freddo. L’unica modo per distingue il genericamente freddo dal fuckin’ cold è dagli effetti che esso produce sul tuo fisico. Se non ti copri adeguatamente rischi di assistere al congelamento prima ed allo sbriciolamento dopo delle varie appendici del tuo corpo (e sto alludendo a naso, mani e piedi…). Un freddo del genere è talmente secco che non ti viene il mal di gola perché hai preso fresco, ma perché il tuo epitelio è alla ricerca disperata di un po’ di idratazione e si secca come una spugna per i piatti che non viene usata da più di due giorni. Idem per gli occhi e le narici. Eppure da questo freddo ci si può proteggere, è una di quelle cose del tipo “se lo conosci lo eviti”. Con occhiali, guanti e coppoletta di lana si neutralizza facilmente. Purtroppo invece non esiste rimedio al freddo umido e nebbioso di Lecce o delle città padane in cui l’umidità attraversa impunemente tutti i tuoi strati impermeabili e lanosi, si infiltra nelle tue articolazioni e non ti molla più. Morale: meglio i -15 secchi che i +8 umidi.
Ma ritorniamo alla neve. Quella candida, morbida e gioiosa neve. La cosa più magnifica (ed anche se non si può dire è il caso di scriverlo) è che qui nevicano proprio quei piccoli cristalli bellissimi che io avevo visto solo nei cartoni animati, quelle strutture frattali che pensavo potessero vedersi solo al microscopio o che fossero addirittura il frutto di chissà quale geniale disegnatore della Disney (Nostro Signore, sei senza dubbio un vero artista). C’è di brutto che a camminare per due ore e quaranta minuti per scendere al downtown (decisamente un’impresa da Messner…) rischi seriamente l’amputazione dei piedi a causa della formazione di piccoli ghiaccioli tra le dita dei piedi… O accade che, tornando a casa, sempre a piedi, uno di quei simpatici pick-up, sfrecciando a tutta birra, ti imbratti il pantalone nuovo di neve sporca… O succede infine che uscendo alla sera dopo una intensa giornata di lavoro la neve sciolta dal sole e trasformatasi in ghiaccio ti faccia precipitare rovinosamente al suolo proprio come un palazzo da demolire che collassa su se stesso dopo che è stata fatta brillare la dinamite.
Beh questo è quello che per ora posso dirvi a parole, per il resto vi consiglio di dare un’occhiata alle foto. L’album verrà continuamente aggiornato perciò dategli un’occhiata di tanto in tanto. Per il momento e tutto, a presto!
P.S. se avete qualunque tipo di curiosità non esitate a chiedere!!!!
Dichiarazione di intentiSopra i cieli di Catania Alba del 17/01/09
Piccole gocce di condensa scorrono sul finestrino dell’aereo durante il decollo, quasi a sostituire tutte le lacrime che non ho versato. Sono un uomo, un duro, io non piango, almeno fino ad adesso. Lo spettacolo dell’Etna innevato (il Fujiama, come lo chiamerebbe Bianca), la baia di Catania, la luce tenue dell’alba: potrei scattare la foto più bella del mondo, ma preferisco guardare, ammirare, stupirmi…
Non ho ancora trovato il tempo per riflettere sulla portata ed i significati di questo viaggio: in fondo è meglio scoprirli piuttosto che provare a prevederli. D’altronde sono un volgare ingegnere, mica un economista! L’unica cosa che so è che sono e sono stato immensamente fortunato. Nella vita ho avuto un culo sfacciato, ma non parlo di lotterie o altri concorsi a premi, ma di un altro tipo di ricchezze, id est opportunità ed affetti. Ed al solito mi sento un po’ idiota quando perdo tempo dietro ai miei problemi di adolescente troppo cresciuto. Dovrò imparare a godere e giuro che questa volta lo farò, perché andare a teatro con la benda sugli occhi o ad un concerto con le orecchie tappate non è da menomati dello spirito o da persone troppo sensibili al “male del vivere”, ma più semplicemente un comportamento da stupidi. Niente eroismo o stoicismo, ma pura e semplice stupidità. Ecco cosa è che voglio dimostrare a me stesso ed al mondo: io non sono uno stupido. |
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