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November 01 La febbre del sabato seraCosa c’è di peggio di un sabato sera passato a casa, col raffreddore ed in balia di nostalgie e ricordi? Ok, ok c’è abbondantemente di peggio, ho esagerato, scusate, S C U S A T E!!! Però dai, converrete con me che non è proprio il massimo… Amici miei mi sento una cacca, con la annessa incapacità di intendere e di volere che questa situazione comporta. E sotto il torpore delle coperte e dietro la prominenza di questo naso gocciolante si agitano una mente ed uno spirito inquieti. Io non so perché si finisca sempre col rimpiangere un passato che ha esaurito tutto quello che aveva da darci e non si riesca mai ad essere entusiasti sino in fondo delle sfide e delle avventure che dovremo affrontare in futuro. Caspita sono le novità e gli imprevisti a rendere più simpatica la vita, lo abbiamo pure imparato con la nostra esperienza! Il mondo quaffuori non è poi così terribile e fin’ora , a crescere, ci abbiamo solo guadagnato. Eppure… Deve essere una di quelle paranoie che la società ci ha inculcato per via subliminale perché d’altronde il senso della vita sta tutto in quello che s’ha da vivere. Insomma da millenni la natura segue il suo corso e noi stiamo sempre lì a crearci problemi filosofici enormi dicendoci: “ah ma se fosse stato così piuttosto che colì, allora…” sì però appunto la realtà è così: che senso ha andare a disturbare il regno irreale del colì? Ed è attraverso questo misterioso meccanismo che noi generiamo infelicità per noi stessi (e già che ci siamo anche quintalate di entropia). Anche io se fossi ricco sarei Paperon de Paperoni ed anche mia nonna se avesse le ruote sarebbe una carriola. L’infelicità moderna è spesso la conseguenza del paragone tra il mondo reale ed uno di fantasia che ciascuno di noi arbitrariamente costruisce su false congetture del tipo: che si debba morire solo da vecchi; che le persone che si vogliono bene non litigano; che chi si fa gli affari propri campa cent’anni; che tutte le persone che ci sono vicine sono felici, mentre a noi siamo l’anomalia del cosmo. Una volta, quando uno trovava un lavoro era contento perché diceva “cacchio ho trovato un lavoro” e non si poneva nemmeno il problema se gli piacesse o meno. L’omino lavorava, si sentiva felice, nel frattempo trovava una fanciulla, i due stavano bene insieme ed anche se non erano una coppia perfetta si sposavano, mettevano su famiglia e riuscivano a condurre una vita serena, senza avanzare troppe pretese. Adesso se non troviamo il lavoro che fa pendant con la nostra specializzazione diventa un dramma, se non troviamo il partner che la pensi come noi apriti cielo… La possibilità di scegliere su una gamma praticamente infinita di possibilità, il try and buy, e soprattutto la consapevolezza che da qualche parte del mondo (nessuno sa dove però) esiste esattamente qualcosa o qualcuno esattamente come lo vogliamo ci hanno tolto la serenità. Perciò ci lasciamo ossessionare da quello che potremmo avere, ma non abbiamo, del fatto che possa esistere qualcosa migliore in termini assoluti di ciò che abbiamo e che quindi quel che abbiamo è solo una forma di premio di consolazione in mancanza del meglio. Epperò in realtà non è così. So che volevo dire di più e meglio, ma so anche che sono quasi le 2 e malaticcio per come sono conviene che mi corichi. Sarebbe bello tornare a scrivere come una volta, ma non ci riesco. |
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