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11月24日 Del pargolo, dei porcospini e di altre storiePer un povero piccolo pargolo come il sottoscritto, il trauma del rientro dalle vacanze estive continua ad esercitare i suoi nefasti effetti finanche a novembre inoltrato. Tradite le aspettative di una estate liberatoria e di un’inizio di anno accademico folgorante e catartico, il pargolo si agita, si comprime, si contorce interiormente, somatizza. E’ smunto, ha messo su pancia, sorride poco, è irritabile, svogliato, sciroccato, continua a vedere ostacoli insormontabili sul cammino della propria realizzazione e non riesce ad ingranare la marcia veloce. Non riesce a togliere il limitatore, gira come se stesse perennemente ai box, gira su se stesso, anche lo sterzo si è bloccato. La tristezza e la mestizia gufano sul davanzale della sua finestra attendendo il momento buono per saltargli addosso. Ma il pargolo non subisce la pressione psicologica e continua a girare, sempre e rigorosamente intorno a se’ stesso, sperando di essere colto dallo sfinimento o, meglio ancora, da un collasso. Sebbene l’influenza abbia tentato di stenderlo a più riprese, il pargolo si è sempre rialzato con fare stoico, avendo capito che saper incassare i cazzotti dalla vita, mostrando la faccia inca$$ata che ha imparato a fare al corso di Zen Shock, in fondo può essere soltanto considerato come un talento. “Non mi piego e non mi spezzo” è il suo motto (non avendo mai ben compreso se la dizione corretta sia “mi spezzo, ma non mi piego” oppure “mi piego, ma non mi spezzo”). Nella sua agitazione browniana, senza senso ne’ direzione, il pargolo è sorretto da una sola piccola speranza, anzi, da qualcosa che è un po’ più di una speranza ed un po’ meno di una ragionevole certezza (in base al principio post-heineken “se non vedo non ci credo”): dal 18 al 22 novembre si va a Milano! Il pargolo, infatti, deve (in realtà sceglie di) recarsi a Milano per un motivo fondamentale e due ausiliari: seguire un corso “very cool al polimi” (da leggere obbligatoriamente con cadenza milanese) della durata di tre giorni; rincontrare amici che non vede da un botto di tempo; andare al concerto dei Porcupine Tree. E già perché non appena presa la decisione di questa trasferta milanese il primo pensiero è stato quello di andare a caccia di qualche bel concerto da vedere. E la caccia sembra proprio essere andata meglio del previsto: concertone all’Alcatraz dei Porcupine Tree, gruppo progressive rock, sconosciuto ai più, ma di innegabile bravura, talento e bellezza. I Porcupine sono capaci di un prog che in quanto a immediatezza e “potabilità” (cioè proprietà di essere “bevuto” da chiunque) non ha nulla da invidiare a quello degli Yes, e che porta con se’ echi pinkfloydiani e reminiscenze poppeggianti; tecnicamente molto bravi, artisticamente molto validi.
Così, in una domenica pomeriggio di novembre, non ci si deve stupire d’incontrare il pargolo mentre passeggia per le vie di Milano. A Milano va di certo riconosciuto il merito di essere una città che dà senso all’autunno e nell’autunno trova la sua dimensione: sì, insomma, a Milano l’autunno sembra più autunno: è l’autunno per antonomasia. L’aria è fresca, frizzante, ma non ancora fredda di neve, il sole è velato, ma riesce ancora a regalare un po’ di tepore. C’è la nebbiolina, l’aria è umida e perciò ancora più pregna dell’odore del fumo, della legna e del vapore. Le foglie secche flottano per aria ed atterrano sul marciapiede formando un tappeto dorato. Un cane dalmata che ruzza su un’aiuola riporta in mente le scene iniziali de “la carica dei 101”. “Sì è questo l’autunno che ho sempre immaginato e cercato”. Purtroppo o per fortuna, infatti, qui alle basse latitudini, il noto detto “non esistono più le mezze stagioni” afferma una verità incontrovertibile. Autunno è solo una parola che sta in mezzo fra estate ed inverno, una parola che associ all’andare al cimitero ed alle prime prove d’accensione del camino in campagna. A parte questo l’autunno somiglia ad una di quelle storie che si raccontano ai bambini, come Babbo Natale, la befana, il topino dei dentini, il topino di ratatoulle (?! :|). Il pargolo rimane affascinato dalla città grigia, dalla sua fierezza ed austerità, dalle strade larghe e dai palazzi alti, dalla gente bizzarra e da quella normale che cammina così assorta nella propria esistenza da apparire ancora più bizzarra, da sembrare finta, quasi fosse una comparsa sulla scena, quasi fosse un elemento del paesaggio. Le persone smettono di essere uomini per diventare degli omini che si muovono secondo le regole di chissà quale strano gioco. Si muovono per le strade e nelle stazioni della metro con fare frenetico, seguendo le traiettorie degli uccelli migratori o delle api che tornano all’alveare. Al pargolo sembra di essere un operatore di National Geographic: la natura continua a seguire il suo corso non curandosi dell’occhio che incuriosito la scruta. E tutto ciò porta con se’ un fascino che è difficile da spiegare.
Domenica sera, dopo una ricognizione veloce delle stazioni nelle zone limitrofe all’hotel, il pargolo parte alla volta della stazione Maciachini, destinazione Alcatraz! Come si può vedere anche dalle foto l’Alcatraz è un locale di quelli in cui ti senti a casa, la gente è tranquilla, si è tutti affraternati dalla musica, non si spinge, non si suda, si lascia il giubbotto al guardaroba e soprattutto si può stare appiccicati sotto il palco e letteralmente toccare i musicisti. A rendere il tutto più insolito la popolazione, composta, incredibile dictu, non da metallari esagitati, capelloni e vestiti di pelle nera, ma da uomini sin’anche dell’età di mio padre, seguaci fedeli del progressive sin dalle sue origini, che quando la musica si fa dura cominciano pure loro ad agitare avanti ed in dietro la testa proprio come fanno i pischelli. Così mi ritrovo sotto il palco con un padre di famiglia che tra le miriadi di esperienze musicali fatte può anche vantare di aver abbracciato Adrian Belew dei King Crimson ed un figlio che con una semplice email riesce a strappare un incontro preconcerto con John Wesley chitarrista dei Porcupine. L’unica cosa che mi sento di dire dopo il concerto è che certa musica, ascoltata dal vivo ti fa capire davvero cosa vuol dire musica, ti fa capire cosa sono ritmo, armonia e melodia. Ti fa vibrare, ti fa risuonare, basso, doppia cassa. Le passate esperienze con i Tool e con i Dream Theater sono sembrate volgari al confronto. Il concerto è stato magnifico!
La musica dei Porcupine ha continuato a ronzare nel cervello del pargolo e ad accompagnarlo per tutta la settimana; anche adesso che vi sta scrivendo. Un animo appagato è il miglior modo per affrontare una settimana densa di impegni e di incontri. Il corso è stato interessante e per certi versi cruciale, se non altro perché ha aiutato il pargolo a trovare alcune coordinate del dove potrebbe essere e sul dove potrebbe volere andare. Le sere, eccetto l’ultima passata in solitudine sfidando il gelo a cercare un ristorantino vicino il duomo che garantisse un buon compromesso tra qualità e prezzo e che gli consentisse di gustare un buon risottìn e la mitica cutuletta, sono passate all’insegna delle carrambate. Il pargolo ha infatti rivisto due grandi amici dei tempi dell’università emigrati ormai da un po’ alla volta del capoluogo lombardo. Già perché, da quel che mi pare di capire, prima o poi noi ingegneri si capita tutti dalle parti di Milano :S. Oltre all’innegabile piacere ed alla gioia di rivedersi dopo tanto tempo (dagli 1 ai 4 anni!!!) la contentezza più bella è stata quella di rivedersi oggi come allora sempre gli stessi, magari con qualche chiletto in meno o in più, quella di aver ritrovato le belle persone di qualche anno fa. La vita frenetica ed alienante della capitale del business e delle moda (quindi della carriera e dell’apparire) non è riuscita a scalfire la genuinità e la profondità dei miei amici che sono e restano dei raggi di sole in mezzo a tutto quel grigio. Perché alla fine dei giochi dobbiamo dirlo: terrone è bello!!! The last but not the least rimangono l’orgoglio e la soddisfazione che anche se il fato ci ha separati, la nostra amicizia è più forte di questo destino. E tutto ciò è davvero troppo bello! W gli amici, W i pargolo, W i porcospini!!!! Ciaü! =) 11月12日 SingolaritàE' singlare il fatto che sempre più persone mi facciano i complimenti per come canto e come suono, sebbene io sia un dilettante, e sempre meno per il mio lavoro in cui dovrei essere un prefessionista.
Ed è ancora più singolare che un uomo dotato ci contante virtù sia ancora cronicamente single :(
Morale: non mi sento capito :s |
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