pargolo's profileL'angolo del pargolo®PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
October 04 RiflessioniDi fronte a fatti o eventi eccezionali come la frana di Giampilieri, l’approvazione dello scudo fiscale, la crisi economica, la finta libertà di stampa e qualunque altra assurdità del presente vi stia venendo in mente, l’opinione pubblica non può che indignarsi. Troppo spesso però questa indignazione si traduce nella voglia di cercare una colpa e un colpevole; una volta che sono stati trovati, la coscienza si mette a tacere e si ritorna a dormire sonni più o meno tranquilli. Dare la colpa è facile e non costa niente, specie se, a prima vista, la colpa non è nostra. In questo modo si divide la società in buoni e cattivi, vittime e carnefici, e, guarda caso, succede sempre che siamo noi a prenderla in quel posto. Io allora penso: tutti quanti facciamo questo ragionamento ergo tutti quanti, colpevoli e non, ci sentiamo vittime di un mondo cattivo fatto di gente cattiva. Anche quelli che noi consideriamo i cattivi a loro volta si sentono vittime di altra gente cattiva e così via. Morale: nessuno si riconosce come cattivo, ma solo come vittima. Noi siamo vittime della politica, la politica è vittima dei magistrati e della stampa, la magistratura è imbavagliata dalla politica, i giornali sono condizionati dalla politica, la politica è vittima dell’opinione pubblica. Insomma tutti siamo vittime. Di noi stessi. È chiaro, quindi, che questo ragionare in maniera manichea non funziona ed è controproducente perché, pur volendo contrapporre la ragione al torto, non ci riesce dato che ognuno finisce col ritenersi nel giusto e col giustificare i propri comportamenti. Insomma l’Italia è un paese in cui nessuno sbaglia. Ed è sbagliato. Vedete, tutte quelle cose che ho elencato all’inizio e che sembrano scorrelate tra di loro (che c’entra una frana con la mancanza di lavoro o lo scudo fiscale?) in realtà hanno un denominatore comune, che è la nostra comune colpa, la malattia di cui tutti (o quasi? Vogliamo salvarne qualcuno, giusto per non fare di tutta l’erba un fascio?) siamo ammalati: La s u p e r f i c i a l i t à, nota anche come m e n e f r e g h i s m o. La superficialità è quella cosa che se sei un privato cittadino ti viene normale gettare una carta per terra “tanto una in più o una in meno che differenza fa” (che poi tutta sta sporcizia non solo degrada la città, ma finisce con l’otturare i tombini e ci lamentiamo…); quella cosa che se sei ingegnere del genio civile concedi i permessi perché “ma veramente sta muntagna s’avi a sdirupari?” (davvero questa montagna deve cascare?); che se sei assessore o sindaco ti fidi dell’ingegnere “tanto è un amico”; che se sei deputato dell’opposizione, il giorno delle votazioni, te ne puoi stare a casa malato perché “tanto è già stato tutto deciso ed un presente in più o in meno non fa la differenza”; che se sei presidente del consiglio ti fai portare delle donnette a casa “tanto chi deve scoprirlo”; che se sei un capo d’azienda o un banchiere o un ministro della pubblica istruzione o più semplicemente un giardiniere maldestro, tagli le radici perché non danno frutto diversamente dai rami... E di esempi stupidi del genere Dio solo sa quanti se ne potrebbero fare. Non perché gettare una carta per terra sia meno grave che condonare un abuso edilizio dobbiamo sentirci meno responsabili di come stanno le cose. Siamo tutti della stessa pasta, ognuno di noi è menefreghista per tutto ciò per cui gli è stato concesso esserlo. E chi è senza peccato scagli la prima pietra… Il problema è che alla fine tutto questo sistema non regge, collassa, frana, perché è contro natura ed in un modo o nell’altro l’equilibrio, il minimo di energia potenziale, deve essere ristabilito. Ecco quindi che puntualmente avvengono pasticci e catastrofi per i quali, magari, a farne le spese non sono io che me ne sto bello seduto a casa davanti al computer, ma il poveretto di Giampilieri che nel giro di una notte si vede spazzare via la casa e la famiglia, o l’operaio che dopo anni di onorato servizio viene licenziato ed è costretto a barricarsi sul carroponte. In altre parole questo significa che quando l’equilibrio deve ristabilirsi di botto si va ad accanire su pochi sfortunati che scontano la colpa della superficialità di tutti noi. Quel fango era anche per noi, e se ci fosse stato un modo per distribuirlo equamente a tutti i Siciliani e gli Italiani forse certe persone non piangerebbero adesso la scomparsa dei propri cari. E lo stesso discorso possiamo ripeterlo per il terremoto de L’Aquila e per tante altre cose. Possiamo solo incassare e capire che se siamo arrivati a questo punto la responsabilità non è di questo o di quello (a che serve trovare dei capri espiatori?), ma è di tutti. Di quelli che protestano solo per il gusto di protestare, facendo della protesta niente di più che una pagliacciata, un gesto di pura reazione senza significato. Di quelli che non protestano per paura di turbare chissà quali equilibri cosmici o più semplicemente perché sfiduciati pensano che lo stato delle cose è tale da non poter essere cambiato. Di chi ogni giorno, infischiandosene di tutto e tutti, conduce la sua vita come se niente fosse ed il mondo attorno a lui non esistesse. |
|
|