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1月22日 La divina Arte dell'ArancinoCucinare, a volte, può rivelarsi un utile quanto efficace passatempo. Prendete me, ad esempio. È sabato sera, sono solo, il mio compare si è fatto la ragazza e sta in giro con lei, i miei amici sono ormai tutti sparsi per l’Italia ed il mio pc l’ho spedito in assistenza. Solo la mia fidata chitarra è rimasta al mio fianco, ma dopo quasi 5 ore di suono&canto comincio ad essere un pelino stanco. E stanco lo sono anche per essere sopravvissuto ad una settimana intensa :s e poi, a dire il vero, la voglia di uscire sta pure a zero. Quello che ci vorrebbe adesso è qualcosa di particolare, insolito, sfizioso, qualcosa che una volta fatta lasci anche un minimo di gratificazione o appagamento, qualcosa a metà tra la sfida ed il gioco, ecco, un esperimento che se riesce si può persino riproporre agli amici. È deciso: questa sera proviamo a fare gli arancini (a Palermo avrebbero detto le arancine)! Visto che son già le 8 di sera e non mi pare il caso di improvvisare un sugo alla bolognese, manteniamoci sul semplice e tentiamo con il classico arancino al burro: se tutto va bene già dalla prossima volta saremo in grado di riprodurre qualunque genere di arancino!
Ingredienti per una persona sola:
La base dell’arancino al burro è il risotto alla milanese, perciò, per prima cosa, risottiamo un po’ (in questo modo vi insegno due ricette in un colpo solo!). Per prima cosa occorre che vi laviate per bene le mani! Poi: tagliate finemente la mezza cipolla e lasciatela appassire con un po’ d’acqua. Non appena la cipolla si è squagliata lasciate sciogliere la prima noce di burro –Porca pupazza! Mi sono accorto che son rimasto senza burro! E vabe’, passerò alla storia come quello che preparato gli arancini al burro, senza burro… :( Per stavolta sostituiamo con un po’ d’olio…- A questo punto aggiungete il riso insieme ad un dado ed al vino. Contemporaneamente mettete a scaldare in un tegamino dell’acqua da aggiungere poco alla volta, in modo che il risotto non si attacchi e acquisti consistenza. Quando il riso è quasi pronto (tenete presente che andrà tolto dal fuoco abbastanza al dente) aggiungete lo zafferano, rimescolate ed una volta chiuso il gas lasciatelo mantecare con la seconda noce di burro (quella che io non ho…). Ricordatevi di far restringere il risotto il più possibile, in modo che il vostro arancino acquisti consistenza! Rimescoltate per bene ancora una volta e disponete il risotto su un piatto piano bucherellandolo, in modo da farlo raffreddare quanto prima. Adesso comincia la parte interessante: una volta freddato il riso (con un colpo alla nuca…) prendete la mano che vi piace di più ed immergetela “schifosamente” nel riso: prendetene un pugnetto e stendetelo all’interno dell’altra mano. Al centro mettete un po’ di prosciutto cotto sminuzzato, qualche cubetto di mozzarella (che avrete preventivamente spolverato con un po’ di farina in modo da renderlo meno “pericoloso” per la frittura) ed i pisellini che io non ho. Abbiate cura di non farcire troppo altrimenti la frittura rischia di trasformarsi in un disastro. Ricoprite il condimento con un ulteriore pugnetto di riso e con le due mani modellate quella cosa molliccia ed informe a mo di palletta. Ispezionate visivamente l’eventuale fuoriuscita di condimento e tappate l’eventuale falla giustapponendo un altro po’ di riso. Il numero di arancini prodotti dipende strettamente dalla quantità di riso che avete preparato, dalla quantità di risotto che vi siete mangiati durante la preparazione e dalla dimensione delle vostre mani. Al termine di questa esperienza mistica il vostro rapporto col riso non sarà più lo stesso (tanto più che ci penserete due volte prima di andare a mangiare arancini fatti da uno sconosciuto): l’intimo contatto fisico fra le vostre mani ed il risotto è una delle percezioni tattili più goduriosa ed al tempo stesso “sporca” che possa esserci (un po’ come Amelie che ficca la mano nel sacco delle lenticchie). Completato anche l’ultimo arancino siete finalmente autorizzati a mangiarvi e leccarvi le mani e a far fuori quel poco di riso e di condimento rimasti. A questo punto lasciate riposare gli arancini per almeno tra quarti d’ora, in modo che acquistino una certa solidità, tale da garantirvi, con una certa ragionevolezza, che non si spaccheranno mentre li friggete. Di tanto in tanto potete passare a riappallotolarli e saggiarne la consistenza (senza assaggiarli!). Quindi sbattete un uovo (non il rosso solamente come ho fatto io…) e mettete l’olio a scaldare. Spennellate gli arancini con l’uovo sbattuto ed impanateli per bene. Non appena l’olio è bello bollente (ma attenzione a non farlo bruciare, eh!) immergete gli arancini con delicatezza e lasciateli friggere finchè non raggiungono una doratura scura, avendo cura di bagnarne la superficie non immersa con cucchiaiate di olio caldo e di girarli con delicatezza, cercando di non farli esplodere. Ecco fatto, adesso sono pronti ed hanno un preoccupante colorito bruno (mi sa che l’olio era troppo caldo e che l’idea di usare solo il rosso dell’uovo non sia stata poi così grandiosa…), ma in fondo sono figli miei e gli voglio bene lo stesso. E finalmente il momento tanto atteso: l’assaggio. Sarà perché me li sono sudati, sarà perchè hanno il sapore della soddisfazione, sarà che sotto quella panatura bruciacchiata l’interno è rimasto perfetto, ma devo ammettere che son venuti proprio buoni: bravo pargolo! Ancora una volta mangio e son contento!
Il sapore della soddisfazione non ha prezzo, per tutto il resto c’è il pargolo! Ciaü! =) |
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